Giovanni Manetti, presidente Consorzio Chianti Classico

Una chiacchierata davanti a un calice di Chianti Classico con Giovanni Manetti, presidente del Consorzio Chianti Classico, uno degli sponsor del Concorso Miglior Enotecario d’Italia.

 

Abbiamo fatto al presidente Giovanni Manetti tre domande, sul Consorzio che rappresenta e sul ruolo degli enotecari.

Presidente Manetti, perchè il vostro Consorzio ha deciso di sostenere questo Concorso?

Le enoteche sono parte integrante del sistema di comunicazione al consumatore, anzi spesso l’enotecario è l’anello che unisce le aziende e territori e gli appassionati.

Crediamo che per una denominazione come il Chianti Classico, nella cui complessità sta la propria bellezza, sia essenziale poter fare riferimento a figure esperte e attente come gli enotecari. Contribuiamo così a sostenere una vera e propria cultura del vino che nel nostro Paese è ben radicata, ma che deve essere sempre alimentata con nuovi spunti, nuove idee e nuove scoperte.

A qualche mese dall’approvazione delle UGA, come è stata accolta la novità nel settore e quali saranno i primi passi della comunicazione di questa importante novità, una volta presente in etichetta?

Il settore del vino in Italia e all’estero hanno risposto in maniera entusiasta a questa novità, che permetterà di evidenziare sempre più il legame che il vino del Gallo Nero ha con il suo territorio di produzione.

I professionisti del settore e gli appassionati sono sempre più interessati a conoscere l’area di provenienza di un vino con maggior dettaglio. É giunto il momento che questo venga espresso in etichetta tramite le UGA.

Stiamo lavorando a una serie di materiali di comunicazione dedicati a focus specifici, che illustrino i particolari di questo affresco composito che è il Chianti Classico. Speriamo di poterli mettere presto a disposizione degli operatori del settore.

Tre aggettivi che un bravo enotecario dovrebbe usare per descrivere la vostra Denominazione

  • Dinamica
  • Sfaccettata
  • Antica

 

Ringraziando il presidente per questa intervista, ricordiamo che trovate tutte le info sul Chianti Classico sul sito ufficiale chianticlassico.com

 

I finalisti del Concorso Miglior Enotecario d’Italia sono pronti a sfidarsi un’ultima volta a Roma, nella emozionante atmosfera di Villa Pallavicini Mori

Una sfida che sta volgendo al termine, quella del Concorso Miglior Enotecario d’Italia, e che arriverà al suo culmine lunedì 20 giugno a Roma con la finalissima e la proclamazione del Miglior Enotecario d’Italia. La curiosità è accesa anche per scoprire chi saranno i vincitori del premio Miglior Enotecario d’Italia Under 30, istituito con l’egida del Consorzio Vino Chianti Classico, e del premio Miglior Enotecario d’Italia all’estero, istituito con l’egida del Consorzio Tutela Vini della Valpolicella.

I premi Under 30 e Estero

“La professione dell’Enotecario è ricca di peculiarità e sfaccettature, per questo motivo abbiamo voluto ricercare e scoprire anche i talenti che operano al di fuori dei confini nazionali. – afferma Francesco Bonfio, Presidente di AEPI La conoscenza del prodotto, il ruolo di guida nelle scelte del consumatore e il dialogo costante che viene creato con quest’ultimo sono le autentiche cifre stilistiche di questo lavoro e portarle all’estero, in rappresentanza dell’Italia e delle sue eccellenze, è sicuramente un operato che deve essere premiato. Noi siamo pronti a farlo durante la finalissima del Concorso, grazie al Consorzio Tutela Vini della Valpolicella che lo ha promosso”.

Una ricerca di talenti che non si è fermata e che ha puntato i riflettori anche sulle nuove leve, sui giovani enotecari under 30 che stanno permettendo a questa professione di evolvere andando incontro al futuro: “Ringraziamo il Consorzio Vino Chianti Classico per aver promosso il premio Miglior Enotecario Under 30. – continua BonfioNelle varie fasi del concorso abbiamo potuto scoprire come le nuove generazioni stiano dando un approccio nuovo, moderno e dinamico alla professione e come stiano sempre più diventando dei veri ambasciatori del vino italiano con grande professionalità. Abbiamo visto giovani formati, capaci di relazionarsi con il cliente valorizzando le caratteristiche di ogni prodotto. I giovani enotecari italiani ci stupiranno sempre di più, ne sono sicuro”.

Appuntamento alla serata di lunedì 20 per scoprire chi sarà capace di superare l’ultima prova davanti alla giuria capitanata da Stefano Caffarri e per scoprire chi saranno i vincitori di ogni categoria.

 

I finalisti

Ecco la lista dei finalisti, tre per la categoria bottiglierie classiche e tre per la categoria dei pubblici esercizi specializzati nella mescita di vino e distillati:

Bottiglierie classiche

  • Filippo Carraretto, Padova, La mia Cantina;
  • Andrea Lauducci, Ferrara, Enoteca Botrytis;
  • Mattia Manganaro, Brescia, Biessewine.

Enoteche con mescita

  • Luca Civerchia, Jesi AN, Enoteca Rossointenso;
  • Pietro Palma, Prato, To Wine;
  • Luca Sarais, Milano, Cantine Isola.
Albino Armani, presidente Consorzio vini DOC delle Venezie

Una chiacchierata davanti a un calice di Pinot grigio con Albino Armani, presidente del Consorzio vino DOC delle Venezie, uno degli sponsor del Concorso Miglior Enotecario d’Italia.

 

Abbiamo fatto al presidente Albino Armani tre domande, sul Consorzio che rappresenta, sulla promozione delle Denominazione e sulle strategie in campo.

Presidente Armani, perchè il vostro Consorzio ha deciso di sostenere questo Concorso?

È risaputo che la nostra denominazione – ricordiamo la prima a livello nazionale per estensione e la seconda in termini di volumi (raggiungendo oggi quasi 250 milioni di bottiglie/anno e osservando una costante crescita della domanda internazionale) – abbia una vocazione quasi completamente internazionale, destinando circa il 96% della produzione all’estero, dove i paesi trainanti sono USA (circa il 40%), UK (27%), Germania (10%).

Negli ultimi anni sentiamo più forte che mai l’esigenza di avviare un’attività di sostegno anche sul territorio nazionale. Si tratta infatti di porre efficacemente le basi di una notorietà di marca anche e soprattutto in Italia, di cui il Pinot grigio si fa ambasciatore nel mondo. È importante parlare di noi ai nostri connazionali, che troppo spesso non danno il giusto valore e riconoscimento al Pinot grigio, un’uva fantastica, fortemente identitaria del Triveneto, una bandiera del suo territorio d’origine. Quanti consumatori italiani conoscono davvero le caratteristiche, mi permetto di dire uniche, di questa varietà?

Quanti sanno che nel Nordest è prodotto l’85% del Pinot grigio nazionale e ben il 43% di quello mondiale? Quanti conoscono il vero e peculiare colore della sua buccia (grigio, appunto), responsabile del tipico colore “ramato” del vino se vinificato in rosa? Quanti conosco il lavoro quotidiano e diligente che il Consorzio di Tutela Vini DOC delle Venezie da ormai 5 anni porta avanti con successo per cambiare il posizionamento del prodotto in Italia?

Non bisogna più pensare alla vecchia IGT, ma ad una Denominazione d’Origine che porta con sé tutti i valori annessi di certificazione, qualità e tracciabilità.

Sostenere il vostro Concorso ci avvicina a chi il vino non solo lo vende, ma lo racconta al cliente. Sono proprio gli operatori i nostri primi alleati, coloro che ci auguriamo riescano a trasmettere nel calice che servono tutti i nostri valori.

Il territorio della vostra Denominazione geografica è molto ampio. Come intendete muovervi per valorizzarlo, nel rispetto di ambiti geografici molto diversi?

Nel 2021 il Consorzio ha portato avanti una lunga operazione di rebranding proprio per questo: trovare un modo per valorizzare l’ampio territorio della DO nel rispetto di ambiti geografici molto diversi. La DOC delle Venezie ha infatti recentemente presentato (all’ultima edizione di Vinitaly) il risultato di questo lavoro, aprendo un nuovo e ambizioso capitolo che, a tutti gli effetti, la colloca tra le Meraviglie del Made in Italy.

La nuova campagna di comunicazione non solo investe il Pinot grigio delle Venezie del ruolo di garante dell’eccellenza produttiva del Triveneto, ma lo fa diventare il vero e proprio “Sigillo di Meraviglia” (nuovo pay-off, dove “Sigillo” fa riferimento ai valori di certificazione e tracciabilità garantiti dalla fascetta di stato e la “Meraviglia” è il territorio che lo produce). Una veste nuova e completamente ridisegnata che ci aiuterà ad aumentare la reputation del marchio e a presentarci ai mercati (anche in Italia, come si diceva sopra) con un approccio più emozionale e competitivo. La Meraviglia diventa la nuova bandiera della DO.

Grazie a un attento lavoro di riposizionamento, il Consorzio è riuscito ad individuare la narrativa di marca perfetta per descrivere e soprattutto valorizzare non solo la Denominazione d’Origine e il Pinot grigio, ma anche tutto il suo territorio, i suoi produttori, la sua storia e la sua tradizione, celebrando i tratti specifici che caratterizzano tutto l’areale.

Nel nuovo video istituzionale, infatti, un filo virtuale percorre la meravigliosa essenza di un unico grande territorio – fatto di paesaggi, città, vigneti, cantine e convivialità – per convogliarla in un Pinot Grigio di qualità eccellente. Lo spettatore intraprenderà un viaggio emozionante che parte dal Lago di Garda per poi volare sui Colli Berici, sulla Laguna di Venezia, fino ai monti del Trentino, alla Fortezza di Palmanova e al Ponte Vecchio di Verona – per citare alcuni frame – e comprenderà, così, l’unicità del brand delle Venezie e il suo “Sigillo di Meraviglia”. Un Viaggio che dalle origini arriva quindi al consumatore finale, con suggestioni semplici ed essenziali, ma estremamente autentiche.

Tre aggettivi che un bravo enotecario dovrebbe usare per descrivere il Pinot Grigio delle Venezie

Fresco, versatile, identitario

 

Ringraziando il presidente per questa intervista, ricordiamo che trovate tutte le info sul Consorzio delle Venezie sul sito ufficiale dellevenezie.it

 

Fabrizio Bindocci

Una chiacchierata davanti a un calice di Brunello con Fabrizio Bindocci, presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino, partner del Concorso Miglior Enotecario d’Italia.

 

Abbiamo fatto al presidente Fabrizio Bindocci tre domande, in vista dello stage che, dopo la visita ad Epernay, vedrà i finalisti del Concorso ad Montalcino, per uno stage di approfondimento nel cuore del territorio di produzione di quest’eccellenza italiana:

Presidente, come nasce l’intuizione di preparare alla prova finale i candidati del concorso Miglior Enotecario d’Italia?

Si tratta di un’intuizione semplice e al tempo stesso complessa: rapportarsi con il consumatore e wine lover richiede competenze professionali sempre più specializzate. La partnership tra il Consorzio del Brunello e il Concorso sottolinea il ruolo centrale dell’enotecario nella divulgazione del ricco terroir italiano, in particolare quello del Brunello di Montalcino, un brand riconosciuto ormai in tutto il mondo.

Che ruolo ha l’enotecario nella divulgazione del territorio che si identifica con la Denominazione?

L’enotecario rappresenta il quotidiano tramite tra i produttori e i consumatori finali. Il suo ruolo è quindi fondamentale non sono ai fini commerciali ma anche e soprattutto per una corretta divulgazione dei vini di qualità e della conoscenza dei territori di produzione.

L’Enotecario ideale ha tre parole per definire il Brunello di Montalcino. Quali?

Iconico, elegante e longevo.

 

Ringraziando il presidente per questa intervista, ricordiamo che trovate tutte le info sul Consorzio del vino Brunello di Montalcino sul sito ufficiale consorziobrunellodimontalcino.it

 

Conosciamo meglio i finalisti del Concorso Miglior Enotecario d'Italia per la categoria Enoteche con mescita

Conosciamo meglio i Finalisti del Concorso Miglior Enotecario d’Italia

La sfida per i sei posti in finale del Concorso Miglior Enotecario d’Italia si è svolta lo scorso 28 aprile e la giuria, capitanata da Stefano Caffarri, ha scelto i migliori valutando le loro competenze teoriche e tecniche.

I finalisti hanno già iniziato a prepararsi per la prova che li attende il 20 giugno con uno stage di approfondimento a Epernay offerto dal Comitè Champagne. Tutti i loro commenti sull’esperienza si possono leggere qui, e a breve partiranno per il secondo stage di approfondimento, questa volta a Montalcino.

Vi presentiamo i 3 finalisti della categoria Enoteche con mescita

 

LUCA CIVERCHIA

Luca Civerchia, Rossointenso Jesi - finalista Concorso Miglior Enotecario d'Italia

  • Età: 42
  • Enoteca: Rossointenso
  • Città: Jesi, AN
  • Cosa stapperesti per festeggiare la tua vittoria? Vignai da Duline il giallo di Tocai. É uno dei miei vini del cuore se esco dalle Marche
  • E per consolarti di non aver vinto? Castelli di Jesi Riserva Villa Bucci 2016. Perchè un verdicchio è come il nero sta bene sempre con tutto!

PIETRO PALMA

Pietro Palma to Wine Prato - finalista Concorso Miglior Enotecario d'Italia

  • Età: 47
  • Enoteca: To Wine
  • Città: Prato
  • Cosa stapperesti per festeggiare la tua vittoria? La risposta più automatica è seguire il consiglio di Napoleone: “Champagne: quando vinci lo meriti, quando perdi ne hai bisogno
  • E per consolarti di non aver vinto? magari serve un calice in più, per scacciare meglio la delusione. Magari uno Champagne di un produttore amico, che mi stia più a cuore.

 

LUCA SARAIS

Luca Sarais Cantine Isola - finalista Concorso Miglior Enotecario d'Italia categoria Enoteche con mescita

  • Età: 51
  • Enoteca: Cantine Isola
  • Città: Milano
  • Cosa stapperesti per festeggiare la tua vittoria? SICURAMENTE CHAMPAGNE
  • E per consolarti di non aver vinto? SICURAMENTE CHAMPAGNE 🙂 ma essere in finale è già una vittoria

 

Volete conoscere meglio anche i tre finalisti della categoria Bottiglierie Classiche? La loro presentazione si può leggere qui.

I tre finalisti della categoria bottiglierie classiche

Conosciamo meglio i Finalisti del Concorso Miglior Enotecario d’Italia

La sfida per i sei posti in finale del Concorso Miglior Enotecario d’Italia si è svolta lo scorso 28 aprile e la giuria, capitanata da Stefano Caffarri, ha scelto i migliori valutando le loro competenze teoriche e tecniche.

I finalisti hanno già iniziato a prepararsi per la prova che li attende il 20 giugno con uno stage di approfondimento a Epernay offerto dal Comitè Champagne. Tutti i loro commenti sull’esperienza si possono leggere qui.

Vi presentiamo i 3 finalisti della categoria Bottiglierie Classiche

 

FILIPPO CARRARETTO

Filippo Carraretto, Enoteca La Mia Cantina, Padova

  • Età: 25
  • Enoteca: La mia Cantina
  • Città: Padova
  • Cosa stapperesti per festeggiare la tua vittoria? Uno Champagne Blanc de Blancs, per me è sinonimo di festa
  • E per consolarti di non aver vinto? Un Barolo, magari proveniente dai comuni di La Morra o Verduno

ANDREA LAUDUCCI

Andrea Lauducci, Enoteca Botrytis, Ferrara

  • Età: 39
  • Enoteca: Botrytis
  • Città: Ferrara
  • Cosa stapperesti per festeggiare la tua vittoria? Uno Champagne con tanti anni di affinamento sui lieviti. Diciamo uno degli anni 2000
  • E per consolarti di non aver vinto? Un vino che sa di mare, di fiori, un vino solare e minerale, corposo e caldo come sono appunto quelli delle Cinque Terre, con i vitigni autoctoni Bosco, Albarola e Vermentino

 

MATTIA MANGANARO

Mattia Manganaro, Biessewine, Brescia

  • Età: 26
  • Enoteca: Biessewine
  • Città: Brescia
  • Cosa stapperesti per festeggiare la tua vittoria? Una bottiglia di Champagne, nello specifico, l’Aphrodisiaque di David Leclapart
  • E per consolarti di non aver vinto? Uno Chateau-Chalon di Tissot o un Savagnin in purezza proveniente dallo Jura
Cristiana Grimaldi, direttore Enoteca Regionale del Barolo

Una chiacchierata davanti a un calice di Barolo con Cristiana Grimaldi, direttore dell’Enoteca Regionale del Barolo, uno degli sponsor del Concorso Miglior Enotecario d’Italia.

 

Abbiamo fatto al direttore Cristiana Grimaldi tre domande, sulla realtà istituzionale che dirige e sul ruolo degli enotecari nella promozione di una Denominazione.

Direttore Grimaldi, perché l’Enoteca Regionale del Barolo ha deciso di sostenere il Concorso Miglior Enotecario d’Italia?

Oggi Internet costituisce un potente ed innovativo canale di diffusione anche nel modo del vino. Eppure le enoteche e le bottiglierie classiche continuano a rappresentare il valore aggiunto di una comunicazione personale e personalizzata, che attraverso il dialogo diretto ed il racconto delle etichette guida il consumatore fino a renderlo protagonista consapevole delle sue scelte. Questo Concorso incentiva e al tempo stesso premia la professionalizzazione degli operatori del settore e quindi ci è sembrato più che mai naturale sostenerlo.

La vostra realtà si distingue per la qualità della proposta e per il connubio perfetto fra formazione del consumatore e promozione del territorio. Pensate sia replicabile per altre Denominazioni?

Assolutamente sì! L’Enoteca Regionale del Barolo è nata nel 1982 e proprio in questi giorni festeggia i suoi primi 40 anni di attività, durante i quali abbiamo quintuplicato il numero di aziende selezionate (passando dalle 40 iniziali alle 220 attuali) e siamo entrati in contatto con migliaia di appassionati e semplici visitatori da tutto il mondo. Questo modello non solo è replicabile, ma in Piemonte è già concretamente realizzato in altre 14 enoteche regionali, ciascuna delle quali si occupa di una denominazione o di un territorio di particolare vocazione enologica. L’Italia è uno scrigno di eccellenze… è sufficiente lasciarsi guidare dalla loro inesauribile qualità.

Tre aggettivi che un bravo enotecario dovrebbe usare per descrivere il vino Barolo

Ispirandosi a Cesare Pavese, secondo il quale “Tre nasi sono quel che ci vuole per il Barolo”, un bravo enotecario potrebbe descrivere il Barolo con questi tre aggettivi:

  • Emozionante perché non c’è mai un’annata uguale all’altra e perché nel calice ritroviamo la sintesi dell’andamento climatico e dell’esperienza di ogni singolo produttore
  • Espressivo perché dal 2010 nella zona del Barolo sono state identificate 181 Menzioni Geografiche Aggiuntive, di cui 11 comunali, che comportano una straordinaria ricchezza espressiva grazie alla varietà dei terreni ed al microclima particolarmente favorevole
  • Affascinante perché la sua struttura ben delineata avvolge il palato in un’esplosione di tannini che non smette mai di sorprendere, raccontandoci la sua capacità di evolvere negli anni e di passare dalla ruvida astringenza della giovinezza alla più consapevole morbidezza della maturità

 

Ringraziando il direttore per questa intervista, ricordiamo che potete trovare tutte le info sull’Enoteca Regionale del Barolo tramite sito ufficiale enotecadelbarolo.it

 

Una chiacchierata davanti a un calice di Amarone con Christian Marchesini, presidente del Consorzio Tutela Vini della Valpolicella, uno degli sponsor del Concorso Miglior Enotecario d’Italia.

 

Abbiamo fatto al presidente Christian Marchesini tre domande, sul Consorzio che rappresenta, sul futuro della Denominazione e sul ruolo degli enotecari professionisti:

Presidente Marchesini, perché il Consorzio Vini del Trentino ha deciso di sostenere il Concorso Miglior Enotecario d’Italia?

Gli enotecari sono coloro che più degli altri operatori di settore sono a diretto contatto coi consumatori: essi hanno il compito di carpire e interpretare le esigenze e i gusti del winelover e del consumatore inesperto proponendo al primo nuovi percorsi esperienziali enologici ed erudendo il secondo sulle peculiarità organolettiche e le caratteristiche chimico fisiche che contraddistinguono un vino dall’altro.

Forti della loro esperienza sono coloro che hanno il compito in prima linea di raccontare e promuovere i nostri vini al mondo, diffondendone la conoscenza, la storia e la passione.

Nello svolgimento della loro professione gli enotecari divengono ambasciatori indiscussi del vino e indirettamente del Nostro Paese.

Il suo Consorzio ritiene strategico intraprendere o proseguire sulla strada delle Menzioni o Unità Geografiche o vedete più aspetti critici che reali vantaggi?

La costruzione di un grande prodotto enograstronomico richiede disciplina, pazienza e impegno. La menzione e l’unità geografica conferiscono al prodotto un forte valore identitario di territorio e di comunità: quando raccontiamo i nostri vini al mondo non vogliamo proporre semplicemente una bevanda più o meno pregevole da abbinare a piatti particolari o da bere in momenti conviviali, speriamo di trasmettere storia, passione e tradizione.

Ci piace pensare che il nostro vino, caratterizzato dalle menzioni che ne qualificano le peculiarità geografiche e produttive possa essere l’autorevole retaggio del lavoro di uomini, donne e figli che, nel susseguirsi delle generazioni, si sono tramandati tecniche ancestrali e rapporto col territorio circostante condividendo fatiche e frutti affrontando nella dimensione “uomo” e “famiglia” travagli e gioie. In ogni bottiglia dei nostri vini ci sono almeno 100 anni di tradizione di una comunità rurale.

 

Tre aggettivi che un bravo enotecario dovrebbe usare per descrivere la vostra Denominazione

  • Versatile – i nostri vini sono un ampio ventaglio di esperienze di abbinamento, dall’aperitivo fino al dolce.
  • Dinamica – i nostri vini sono conosciuti e amati in tutto il mondo, raggiungiamo oltre 87 paesi, possiamo soddisfare tutte le cucine e i palati del mondo. Abbiamo un giro d’affari di 600 milioni di euro di cui 355 grazie al Grande Rosso del territorio, l’Amarone della Valpolicella docg.
  • Unica – Siamo a metà strada tra una delle più belle città d’arte italiane e il più importante lago italiano, siamo ad un passo da Milano e da Venezia e Verona è uno dei pochi territori vitivinicoli al mondo ad avere la maggior parte degli ettari vitati dentro il proprio comune, tanto che ci piace definire la città il nostro grande “Vigneto Urbano”. Siamo un territorio dalla storia millenaria. Abbiamo antiche pievi, ville romane e fruttai. I vini, la terra d’origine, la storia, le tradizioni e le peculiarità, rendono la Valpolicella unica al mondo. Il tipo di uva, fresca o appassita grazie all’antica tecnica dell’Appassimento (oggi candidata a patrimonio immateriale dall’UNESCO), in principio utilizzata dai fenici, dai greci e dai romani e giunta fino ai giorni nostri ai produttori della Valpolicella, insieme alle tecniche di vinificazione, definiscono la tipologia di vino e il territorio, rendendo la Valpolicella un luogo speciale.

 

Ringraziando il presidente per questa intervista, ricordiamo che trovate tutte le info sul Consorzio di Tutela Vini della Valpolicella sul sito ufficiale consorziovalpolicella.it

 

I finalisti del Concorso Miglior Enotecario d'Italia allo stage organizzato dal Comitè Champagne

I commenti dei sei finalisti del Concorso Miglior Enotecario d’Italia, dopo i tre giorni di formazione ad Epernay ospiti del Comité Champagne

 

Dal 23 al 25 Maggio, i sei finalisti del Concorso sono stati ospiti del Comité per tre giorni tutti dedicati all’approfondimento e alla formazione sullo Champagne, con l’obiettivo di prepararli al meglio alla finale del 20 giugno.

Gli enotecari hanno vissuto un’esperienza intensa, con un programma fittissimo oltre che di livello. Sono stati catapultati nel mondo e nella filosofia di alcuni dei miti viventi dello Champagne. Emozionante assaggiare delle etichette “da sogno” e potersi confrontare con produttori e massimi esperti, oltre che tra di loro, creando un bel clima di squadra.

Il Comitè ha selezionato per i sei enotecari una serie di esperienze che hanno spaziato dalle grandi maison ai piccoli vigneron. Tutti hanno accolto gli ospiti con calore e professionalità, trasmettendo i valori che contraddistinguono questo iconico territorio e le eccellenze che produce. 

I commenti dei finalisti

 

Filippo Carraretto, La mia Cantina, Padova

Da un grande vino, che è lo Champagne, c’è solamente da imparare e scoprire.

Fin da piccolo ho sempre respirato l’aria e l’anima del vino, in casa, infatti, era ed è tuttora un elemento essenziale che non è mai mancato. Fortunatamente, con mio nonno ho visitato cantine fin dalla tenera età: mi ricordo vagamente della mia prima volta in Champagne dove ebbi la fortuna di entrare ed essere guidato da Remi Krug in persona. Purtroppo, ero troppo piccolo per poter apprezzare e capire quel fantastico mondo (avevo solamente 6 anni); mi piacerebbe tornare indietro con la conoscenza di ora per poter rivivere quell’esperienza. Per me quindi è stato  tutto nuovo, essendo la prima volta che sono qui con questa mentalità e visione del mondo del vino. 

Vedere un attaccamento a dei valori, il credere in una denominazione e spirito di gruppo così alti per me è qualcosa di eccezionale e da prendere assolutamente come esempio.

Ringrazio infinitamente il concorso Miglior Enotecario d’Italia e il Comité du Champagne per un programma da far brillare gli occhi e un’opportunità unica, in grado di far fare esperienze che capitano poche volte nella vita.

 

Andrea Lauducci, Botrytis Enoteca, Ferrara

È stato veramente incredibile, svegliarsi a Epernay, conosci produttori di tante cantine meravigliose, bevi champagne ad ogni ora del giorno…il tutto con colleghi fantastici!

Organizzazione impeccabile, produttori ed enotecari super disponibili con noi, giri in vigna e in cantina molto esaustivi. Tutti hanno risposto in maniera completa alle nostre domande. 

Indubbiamente ho imparato molto: sui diversi stili di champagne, i diversi territori, gli abbinamenti, lo stile di vita di questa regione. 

Un’esperienza che ti arricchisce non solo dal punto di vista lavorativo, ma anche tantissimo per il lato umano.

 

Pietro Palma, To Wine, Prato

Ho avuto la fortuna di partecipare nel 2017 ad uno stage del Comité Champagne per il concorso di Ambasciatore Europeo dello Champagne e, allora come oggi, il programma preparato per noi è stato fitto e ricchissimo di contenuti di alto livello, sia come offerta formativa che come varietà e importanza delle aziende visitate. Un’occasione importante per imparare nuove cose, per confrontarsi con colleghi enotecari di gran valore e per approfondire ulteriormente la conoscenza di una zona vinicola fondamentale per il nostro lavoro. 

È stata una vera emozione potersi confrontare con miti viventi della Champagne e assaggiare insieme a loro etichette da sogno. Veramente un’esperienza da incorniciare!

 

Luca Civerchia, Rossointenso, Jesi AN

Un particolare ringraziamento a Domenico del Bureau du Champagne Italia per l’opportunità ed il tempo dedicato in questa tre giorni. Può sembrare una banalità ma per tutti il tempo è una risorsa importante e chi lo investe su di me ha tutta la mia stima. In questi tre giorni abbiamo avuto la possibilità di conoscere la Champagne tramite chi la vive tutti i giorni. Un’esperienza unica e per questo ringrazio AEPI e il suo presidente Francesco Bonfio e Vinarius, associazione della quale faccio parte e con cui ho condiviso bellissime esperienze.

Ero già stato in Champagne ma in questo viaggio ho avuto la possibilità di visitare le grandi maison e i piccoli vigneron e di questo ringrazio il Comité Champagne che ha selezionato un ventaglio ampio che mi ha permesso di capire i molteplici stili.

Un grande momento di condivisione del quale rimarrà memoria per molto tempo.

 

Mattia Manganaro, Biessewine, Brescia

Questo viaggio è stato fantastico, penso che sia già una vittoria essere qui e che sia una delle esperienze più belle che potessi mai fare. Avere la possibilità di conoscere prodotti e Vigneron è alla base della mia passione e del mio lavoro, che a mia volta verranno trasmessi ai clienti.

Un ringraziamento va al Comité de Champagne che è riuscito a programmare visite interessanti con produttori eccezionali con stili diversi.

Ma soprattutto il tutto viene condito dai colleghi finalisti che sembrano parlare la mia “lingua” cercando di confrontarci e aiutarci.

Per tutto questo grazie.

 

Luca Sarais, Cantine Isola, Milano

Questo stage in Champagne organizzato dal Comitè Champagne è stata una bellissima esperienza dove abbiamo toccato sia le grandi sia le piccole Maison, ognuna con la sua peculiarità , ma quello che è piaciuto forse di più a tutti è stato lo spirito di squadra con il quale abbiamo condiviso questa esperienza davvero molto bella e molto ben fatta. Grazie infinite

consorzio vini colli euganei sostiene il concorso

Come scogli nel mare” si ergono fieri nel cuore della pianura Padana i Colli Euganei, figli dell’acqua e del fuoco.

 

colli di origine vulcanica, i suoli sono variegati, dalle valli di matrice marina e calcarea si sale verso le vette e dove la forza del vulcano è riuscita a fare breccia, affiorano filoni di trachiti e rioliti. Sono queste le preziose rocce che hanno pavimentato Venezia.

19 mila ettari biodiversity friends, dove la vite si alterna ai boschi, ai prati nativi e agli ulivi, in un’alternanza di essenze dalla macchia mediterranea alla flora sub alpina.

Raccontando del vino gli interpreti principali del territorio sono due, anime contrapposte, l’una austera, l’altra leggiadra, una possente l’altra suadente. I primi ad arrivare sono i moscati, portati sugli Euganei dai mercanti veneziani di ritorno dai loro viaggi in Siria, il moscato bianco e il giallo che oggi si traduce nella DOCG del territorio, il Fior d’arancio. Deve il nome proprio ai suoi aromi agrumati e si esprime in tre versioni, il secco, il classico spumante e il passito.

Verso la fine dell’ottocento è una famiglia nobile che di ritorno dai suoi viaggi in Francia è tra le prime a portare in Italia Merlot e Cabernet per farne vino. Ed è così che i Colli Euganei diventano una delle culle dei bordolesi italiani.

Suoli, conformazione dei colli, climi e microclimi conferiscono a queste varietà qualità uniche, dove la firma euganea è inequivocabile.

Le cantine sono come botteghe artigiane, dove lavora tutta la famiglia, il vino è l’espressione di questa terra da sempre.

 

Siamo orgogliosi di avere il Consorzio Vini Colli Euganei tra i sostenitori del concorso Miglior Enotecario d’Italia!